A river
Percorrere l’argine, con il suo punto di vista privilegiato sul mondo, è un po’ come muoversi lungo una linea di confine che va oltre la semplice geografia. Da un lato la campagna addomesticata, le cascine che sembrano cattedrali, le mucche e i campanili, dall’altro acqua indomita e terra argillosa in cui i piedi affondano, improbabili case palafitta, pesci siluro e marinai d’acqua dolce. Due mondi distanti qualche palmo di mano che, incontrandosi in qualche punto, convivono in un equilibrio precario. Imboccare lo sterrato che ti porterà al fiume è un piccolo viaggio verso lo spaesamento. Ed è proprio da questa sensazione di spaesamento che nasce questo lavoro. Spesso inseguendo il Po mi è capitato di sentirmi sulle rive del Mississippi che non ho mai visto, ma le cui suggestioni, a partire dai libri di Mark Twain, sono ben radicate nella mia mente. Le storie che abitano questi luoghi sono come il fiume stesso. Nascono piccole, sottovoce, e poi muovendosi di paese in paese, rimbalzando da un argine all’altro, crescono come l’acqua, si ingigantiscono, a volte straripano, fino a diventare leggendarie. Credo sia questa sorta di mitologia del fiume a confondere i confini di luoghi così apparentemente lontani e diversi.